80° anniversario della morte di Mario Malvestiti

80° anniversario della morte di Mario Malvestiti
 

Nella giornata odierna (28 aprile 2025, ndr) cade l'ottantesimo anniversario della morte del marinaio e partigiano madonese Mario Malvestiti, avvenuta il 28 aprile 1945, ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco all'esterno della Cabina Elettrica Falk di Capriate San Gervasio, ad opera di diversi soldati tedeschi che per difesa si erano asserragliati al suo interno. Siamo ritornati sui luoghi di quel misfatto, facendoci raccontare in un video da Giuseppe Mapelli (Presidente A.N.P.I. Capriate) il contesto storico di quel momento e tutto ciò che accadde in quella drammatica circostanza. La durata del filmato proposto è pari a 10 minuti e 18 secondi.

Madone Channel (SDXC, 28 aprile 2025)


CHI ERA MARIO MALVESTITI

Il partigiano Malvestiti Mario di Pasquale e di Rossi Tranquilla, nato il 10 febbraio 1923 e già residente in Madone (Bergamo), entrò nella R. Marina a prestare servizio di leva nel 1942. Durante tale servizio diede prova di particolari doti di ardimento e di coraggio e fu uno dei pochi superstiti della Torpediniera F.L. 32, affondata in seguito ad attacco aereo. L'8 Settembre 1943 era di stanza a Civitavecchia e attraverso molte peripezie riuscì a fuggire ed a raggiungere i suoi monti dove rimase sbandato fino al Dicembre del '44. Durante lo sbandamento collaborò con i partigiani della montagna, procurando armi e munizioni per la Brigata Pontida e compì con astuzia ed ardimento parecchi atti di sabotaggio. Entrò poi a fare parte della Brigata Pontida nel Dicembre 1944. Partecipò con entusiasmo alle azioni dell'insurrezione in più combattimenti contro i nazi-fascisti e si prodigò sfidando a viso aperto il nemico. La sera del 28 Aprile 1945, a patria ormai liberata, cadeva colpito mortalmente da una raffica di mitra, presso la Cabina Elettrica di Capriate S.Gervasio, durante uno scontro con un'autocolonna nazi-fascista. Il 18 maggio 2024 il Comune di Madone ha intitolato a suo nome la Casa delle Associazioni di via Patrioti n°7 (LEGGI L'ARTICOLO).


L'ATTACCO ALLA CABINA FALK DI CAPRIATE

Nella zona di Capriate, Filago e Madone operavano vari gruppi di partigiani appartenenti alla 171ª Brigata Garibaldina SAP “Dante Paci”. Questa brigata, entrata in funzione nel marzo 1944, era suddivisa in vari distaccamenti che operavano in un vasto raggio d’azione della pianura bergamasca e precisamente nei Comuni di Bonate, Calusco, Capriate San Gervasio, Caravaggio, Dalmine, Fara d’Adda, Mapello, Presezzo, Terno, Treviglio e Verdello. (1) Altre formazioni facevano parte alla formazione delle Fiamme Verdi. Alcuni partigiani appartenenti a questi gruppi furono protagonisti dell’episodio della Cabina di Capriate avvenuto il 28 aprile 1945. Questo fatto si inquadra negli ultimi giorni della lotta partigiana, quando le truppe tedesche, ancora massicciamente presenti nel nord d’Italia, in ritirata incontrarono numerose resistenze da parte delle formazioni partigiane. Sabato 28 aprile una settantina di Tedeschi, provenienti da Canonica d’Adda, dopo aver attraversato il Brembo si diresse verso Crespi d’Adda, venne attaccata dei partigiani, ma riuscì a raggiungere la Cabina Falk di Capriate, in Via Vittorio Veneto ed a trincerarvisi quasi a formare un fortino, trattenendo i membri della famiglia del responsabile della Cabina ed alcuni operai addetti ai lavori. (2) I partigiani predisposero una sorta di presidio nella zona con l’intento di indurre i militari ad arrendersi, per poi catturarli. Verso le ore 9,30 alcuni partigiani si gettarono in un tentativo di attacco del fortino improvvisato; fu un inferno: scoppi di bombe a mano, crepitare di mitragliatrici; più tardi si aggiunse l’opera di un cannone anticarro, ma nulla fu possibile contro l’improvvisata, ma ben munita fortezza. Qualche partigiano innalzando bandiera bianca avanzò per parlamentare e intimare la resa, ma vennero male accolti e anch’essi bagnano col loro sangue l’asfalto della strada. Furono: Carlo Galbussera di Vimercate, Luigi Galli e Adriano Sala di Trezzo, Mario Malvestiti di Centrisola (che sarebbe poi morto verso mezzogiorno (3)), Pietro Riva di Riviera d’Adda e Luigi Signorini di Crespi. Qualcuno morì subito, qualcun’altro sarebbe morto più tardi dopo sofferenze all’ospedale di Vaprio. Si ricorda anche l’atto di Luigi Cantoni di Capriate che, nell’intento di portare soccorso ad un amico ferito in mezzo alla strada, si slanciò incurante di sé e venne ferito gravemente. Raccolto dai compagni e trasportato all’ospedale di Vaprio vi sarebbe morto dopo alcuni giorni. (4) A questa operazione parteciparono anche partigiani di Filago, che con altri provenienti da Madone, radunatisi presso la casa dei Carminati, dopo essersi armati di fucili provenienti da un nascondiglio nella casa colonica vicina, salirono su tre motocarri alla volta di Capriate. (5) Un altro tentativo di parlamentare con i Tedeschi servendosi di un interprete dei loro, non riuscì per la caparbietà del comandante; ed intanto, dopo aver messo a soqquadro tutti i locali, rotti tutti i vetri per piazzare le mitragliatrici, aver dato fondo a tutto quello che di utile e di buono poterono trovare, trasformati i mobili ed i materiali trovati in barricate ed aver rinchiuso sotto buona guardia gli ostaggi in una stanza esposta al fuoco esterno, si sistemarono a difesa disperata rispondendo alle diverse intimidazioni di resa con replicati colpi. A sera, causa un furioso temporale, i partigiani parlarono di rimandare al giorno dopo e con mezzi più energici l’assalto alla Cabina, allentando così l’assedio. Poco prima della mezzanotte i Tedeschi, approfittando delle brutte condizioni del tempo e dell’oscurità, riuscirono a fuggire verso la campagna, lasciando all’interno, oltre agli ostaggi, anche quattro loro compagni i quali preferirono arrendersi. (6)


L'episodio della cabina a Capriate, avvenuto il 28 Aprile 1945 e cioè tre giorni dopo la "liberazione" dell'Italia e quindi la fine della guerra, causò dunque l'ultima vittima di Madone della guerra, e l'unica della lotta partigiana. (...) In assenza di precise testimonianze è difficile ricostruire esattamente la dinamica dell'accaduto. E', in un atto di notorietà in data 26 Settembre 1945, dinanzi al Sindaco di Centrisola Colleoni Pietro e assieme a diversi testimoni, che il padre Malvestiti Pasquale dichiara sotto giuramento che «...in data 28 Aprile 1945 alle ore otto in località Palazzina nel Comune di Capriate S.Gervasio veniva a morte il patriota Malvestiti Mario di Pasquale, in seguito a ferite riportate in azione di rastrellamento di un gruppo di soldati germanici, e che i suoi funerali venivano celebrati il giorno 1° Maggio 1945 alle ore 10 in frazione Madone di questo Comune. La salma inconfutabilmente riconosciuta per quella del patriota Malvestiti Mario di Pasquale di questo Comune anche dai sottoscritti, riposa ora nel cimitero della frazione di Madone...» Dal registro degli Atti di morte del comune di Chignolo si legge il seguente Atto (trasmesso a suo tempo dal comune di Capriate S.Gervasio): "Partigiano Malvestiti Mario di Pasquale e Rossi Tranquilla (...) morto il 28 Aprile 1945 a Capriate S.Gervasio in Via Vittorio Veneto, alle ore 12.00, per ferita d'arma da fuoco contro le forze tedesche....". E' presumibilmente quest'ultima la fonte più attendibile per quanto riguarda l'ora della morte. Sempre in merito ai tragici fatti della "cabina”, che causarono molte altre vittime, è interessante una rara testimonianza manoscritta (conservata nell'Istituto Bergamasco per la storia del Movimento di Liberazione) del sig. Ilario Garlini di Bergamo, classe 1913. Partigiano impegnato nella lotta di liberazione in quei giorni a Bergamo, si reca personalmente nella zona di Capriate-Crespi per sincerarsi della situazione e riferire poi alle autorità: ...partii (...) mi hanno consigliato di passare per la strada di Bonate che era più tranquilla. (...) Arrivai a Bonate; c'erano diversi patrioti con una macchina per battere il grano in mezzo alla strada e carretti; sembravano le cinque giornate di Milano. Non mi volevano lasciar passare; raccontai come stavano le cose, vedevano il moschetto con bandiera bianca. E passato, mi hanno raccomandato di stare attento perché quelli della “Mutti" erano briganti. Arrivai a S.Gervasio, carretti uno addosso all'altro, patrioti con fucili; anche lì non mi volevano far passare perché c'erano già una quindicina di morti alla Centrale (7), in mezzo ai finestroni c'erano legate tre persone e in mezzo alle due gambe c'erano piazzate delle mitragliatrici e quando fossi stato sul ponte dell'autostrada che porta a Crespi mi avrebbero senz'altro fatto fuori. Ma là pregai che, venuto da Bergamo, sapevo già tutto ed ero mandato apposta per vedere di sistemare le cose. Mi dissero un'altra volta di stare attento. Passai il ponte, tutto andò bene e nessuno sparò; poi vidi diversi morti (...). Mi fermai davanti alla portineria dello stabilimento, non c'era nessuno; suono il clacson e vedo aprire la portineria, 5 o 6 persone mi chiedono da dove venivo con quel moschetto, come ho fatto ad arrivare là; ho raccontato tutto. Il signor direttore dello stabilimento mi ha detto che erano circondati dalla "Mutti", che erano fermi al cimitero, di stare attento e di venire a Bergamo a raccontare tutto quello che ho visto, e di far presto a liberare la Centrale, dove c'erano più di trenta fascisti e dei tedeschi e c'erano questi tre ostaggi da salvare. Loro non rischiavano più perché quando arrivavano vicino alla Centrale anche con bandiera bianca quelli sparavano. Partii verso Bergamo; mi hanno fatto passare davanti al cimitero e vidi più di 300 fascisti tutti ben armati (...); non mi hanno detto niente.... Sono arrivato a Boltiere e poi via verso Bergamo...»

 

 

Fonti dei testi riportati: Libri "Madone un Secolo di Storia (1850-1950)" di Vincenzo Malvestiti e Bruno Ceresoli; "Filago e Marne con Limagna e Rodi" di Gabriele Medolago, Vincenzo Malvestiti e Roberto Marra.


NOTE BIBLIOGRAFICHE

(1) Mariani, “Capriate San Gervasio lungo i secoli” pag. 63

(2) Mariani, “Capriate San Gervasio lungo i secoli” pag. 70

(3) Malvestiti, Ceresoli, “Madone un secolo di storia”, pag. 235

(4) Mariani, “Capriate San Gervasio lungo i secoli” pag. 74

Caduti alla Cabina di Capriate: Angelo Biffi, Luigi Cantoni, Carlo Galbusera, Luigi Galli, Mario Malvestiti, Mario Pagnoncelli, Pietro Riva, Adriano Sala, Luigi Signorini

(5) Testimonianza di Valentino Tasca, presente nel luogo del raduno

(6) Mariani, “Capriate San Gervasio lungo i secoli” pag. 74

(7) E' la "cabina" di Capriate appunto, così chiamata per le dimensioni dell'edificio.


 

Autore: Madone 2.0 ODV

Data di Pubblicazione: 28 aprile 2025

 

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